L'anniversario della morte, che torna ogni anno. Il suo compleanno, che è peggio. La festa della mamma, che dopo diventa una data ostile. Il primo Natale senza. O il momento, mesi dopo, in cui il telefono squilla e per mezzo secondo pensi che sia lei.
Perché è difficile
Il lutto per una madre ha una coda lunga che nessuno avverte: passano gli anni, la vita riprende, e poi capita di voler raccontare una cosa proprio a lei e a nessun altro. È lì che serve un posto dove metterla. La preghiera per i morti serve esattamente a questo, e per questo tutte le tradizioni ne hanno una: non cambia niente per chi è morto, dà un luogo a chi resta.
L'anniversario è il giorno facile. Ha una data, e una data si prepara. Il giorno difficile è un martedì qualunque in cui il telefono suona e per mezzo secondo pensi che sia lei: tieni la preghiera abbastanza corta da poterla dire in macchina, perché è lì che il più delle volte serve.
Di' il suo nome. La formula del suffragio è al plurale — «dona loro» — e va volta al singolare: «dona a lei». Sembra un dettaglio grammaticale e non lo è, perché il plurale è quello che si dice ai funerali degli altri.
Se hai una cosa da raccontarle, raccontala. Il modo in cui quasi tutti pregano davvero per una madre morta è questo: la formula, e poi la cosa, con le proprie parole. Non serve che sia elegante.
Una cosa da non fare
Non usare la preghiera per chiudere quello che è rimasto aperto. È la tentazione precisa di questo lutto: la scusa finalmente detta, la discussione finalmente vinta, la frase che le avresti risposto. Una preghiera può portare una scusa — è una delle cose che sa fare — ma non può portare indietro una risposta.
Se ci si aspetta quella risposta, l'anniversario diventa una delusione annuale, e il lutto per una madre ha già una coda abbastanza lunga senza aggiungerci un appuntamento che va male ogni volta. Di' la cosa, e lasciala detta.
Domande
Cosa si dice per una madre morta?
Nella tradizione cattolica il suffragio: «L'eterno riposo dona a lei, o Signore». Il De profundis è il salmo che si dice dal fondo, e il Salmo 23 è quello che si legge più spesso ai funerali. Nella tradizione ebraica il Kaddish sorprende chi lo scopre: non nomina la morte, è pura lode, e proprio per questo lo dice chi è in lutto.
Ha senso se sono passati molti anni?
Sì, e sono spesso le preghiere migliori. Il lutto recente ha già le sue parole obbligate — il funerale, le condoglianze, i rosari. Dieci anni dopo non c'è più niente di previsto, e proprio per questo serve qualcosa di scritto apposta.
Posso farla recitare a voce?
Sì, ogni preghiera arriva con una registrazione. Alcuni la ascoltano al cimitero, altri la tengono nel telefono per l'anniversario. Il file è tuo e puoi scaricarlo.
Le formule della tradizione valgono per tutti, e per questo non nominano nessuno. Se ti serve un testo con il suo nome dentro, possiamo scriverlo.