Preghiere per un defunto

Il lutto toglie le parole per primo. La tradizione ne ha conservate alcune proprio per il momento in cui non se ne trovano.

Pagina a cura di Salvatore Campagnese. I testi della tradizione sono trascritti da fonti indicate: come le verifichiamo.

Tutte le tradizioni hanno una preghiera per i morti, e tutte la costruiscono nello stesso modo: non chiedono niente per il defunto che dipenda dal defunto. Chiedono riposo, luce, memoria — e chi le dice è chi resta. È la ragione per cui questa sezione è la più usata dell'archivio. Il lutto ha anche una coda che nessuno avverte in anticipo. Le prime settimane hanno parole obbligate — il funerale, le condoglianze, i rosari — e poi finiscono. Mesi o anni dopo capita di voler raccontare una cosa proprio a quella persona e a nessun altro, e in quel momento non c'è più niente di previsto. Le formule di suffragio servono soprattutto lì.

Quando serve

Nei giorni subito dopo, quando servono parole e non ne vengono. All'anniversario, che arriva ogni anno e ogni anno coglie impreparati. Per un funerale lontano a cui non riesci a essere presente. O anni dopo, per un lutto che non hai mai davvero attraversato.

Quale scegliere

Per la formula del suffragio, quella che si dice davanti a una tomba, al passaggio di un funerale o in un anniversario, L'eterno riposo. Va volta al singolare quando la persona è una: «dona a lui», «dona a lei». Per la sera, e per il lutto che torna a distanza di anni, la Salve Regina: è l'unica preghiera d'uso comune che dica apertamente in che stato è chi la pronuncia — gementi e piangenti — e per questo non chiede di fingere che vada tutto bene. Per pregare a voce con altri, l'Ave Maria: è quella che tutti possono seguire senza un foglio, ed è il motivo per cui si recita nelle veglie. Se cerchi qualcosa che non parli di morte, il Trisagio. Dodici parole di pura invocazione: non nomina il lutto, e c'è chi in quei giorni riesce a dire solo questo.

Cosa dire, in pratica

La formula è quella del suffragio, e va volta al singolare: «L'eterno riposo dona a lui» o «a lei». Il plurale del testo liturgico serve alla messa, che prega per tutti; quando la persona è una, il plurale suona come i funerali degli altri. Di' il nome. È la cosa che più conta e la più semplice: nel giro di pochi mesi gli altri smettono di nominare un morto, per delicatezza, e la preghiera diventa uno dei pochi posti in cui quel nome si pronuncia ancora. Le date facili sono l'anniversario e il due novembre. Le date difficili sono il suo compleanno, il primo Natale, e il giorno qualunque in cui succede una cosa che avresti raccontato a lei. Tieni la formula abbastanza corta da poterla dire in quel momento, dove ti trovi.

Una cosa da non fare

Non usare la preghiera per stabilire dove sia. È la domanda che tutti si fanno e nessuna delle formule della tradizione la affronta: chiedono riposo e luce, non emettono una sentenza. Pregare per sapere — o per rassicurarsi — trasforma un gesto di affetto in un verdetto che nessuno può pronunciare, e il verdetto immaginato è quasi sempre più severo di qualunque teologia. Vale in particolare per chi si è ucciso, per chi non credeva, per chi ha vissuto male: si prega per chiunque sia morto, senza condizioni e senza istruttoria. Le antiche restrizioni sui funerali per i suicidi non sono in vigore da decenni, e non c'è nulla in questi testi che chieda al defunto delle credenziali.

Come la dicono le diverse tradizioni

Cristianesimo — Cattolico

Il suffragio: «L'eterno riposo dona a lui, o Signore». La tradizione lega il trigesimo al trentesimo giorno dalla morte.

Ebraismo

Il Kaddish, che sorprende chi lo scopre: non parla di morte né di lutto: è pura lode a Dio, detta proprio da chi è in lutto.

Cristianesimo — Ortodosso

Memoria eterna. Nella tradizione ortodossa ricordare il nome davanti a Dio è già, di per sé, l'atto di preghiera.

Islam

La richiesta di misericordia e di riposo per il defunto, nella forma che segue la preghiera funebre.

Buddhismo

L'accompagnamento nel passaggio e la dedica dei meriti, senza affermare nulla su ciò che accade dopo.

Laico / Agnostico — un pensiero, non una preghiera

Un testo da leggere ad alta voce a un funerale civile, quando ti chiedono due parole e non sai da dove cominciare.

Domande

Qual è la preghiera per un defunto?
Nella tradizione cattolica è il suffragio: «L'eterno riposo dona loro, o Signore, e splenda ad essi la luce perpetua». È l'antifona della messa dei defunti, e si dice al singolare quando si prega per una persona sola.
Si può pregare per chi si è ucciso, o per chi non credeva?
Sì. La Chiesa cattolica non pone limiti al pregare per un defunto, chiunque sia stato e come che sia morto, e le antiche restrizioni sui funerali per i suicidi non sono in vigore da decenni. Queste formule non chiedono nulla che dipenda dalla fede o dalla fine di chi è morto.
Ha senso dopo molti anni?
Sì, e sono spesso le preghiere che servono di più. Il lutto recente ha già le sue parole; dieci anni dopo non c'è più niente di previsto, e proprio per questo serve qualcosa di scritto.
Posso leggerla al funerale?
Sì, ed è uno degli usi più frequenti. Scrivi nell'intenzione che sarà letta ad alta voce davanti ad altri: cambia la costruzione delle frasi, che diventano più brevi e più dicibili.
Cos'è il trigesimo?
Nella tradizione cattolica è la messa che si celebra il trentesimo giorno dalla morte. Qui il pacchetto trigesimo sono trenta preghiere, una al giorno per trenta giorni, consegnate automaticamente.
E se non credo?
C'è la versione laica: nessuna divinità, nessuna formula, nessuna promessa sull'aldilà. Solo un testo scritto bene per ricordare una persona.

Nessuna di queste dice la tua situazione? Un nome, una data, una circostanza che non entra in nessuna formula: in quel caso possiamo scriverne una su misura, nelle forme della tua tradizione. A pregarla sei tu.

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