Trisagio
Santo Dio · Agios o Theos
☦️ Cristianesimo — Ortodosso
Scheda a cura di Salvatore Campagnese. I testi della tradizione sono trascritti da fonti indicate: come le verifichiamo.
Santo Dio, Santo Forte, Santo Immortale, abbi pietà di noi.
Quando si dice
Si ripete tre volte, con un inchino a ciascuna. Apre la preghiera quotidiana ortodossa e accompagna i defunti: nella tradizione bizantina si canta al momento della sepoltura. Tre attributi e una domanda, senza una parola in più.
Com'è fatta
Tre volte «Santo» e una richiesta. Ogni «Santo» regge un attributo diverso — Dio, Forte, Immortale — e i tre insieme dicono santo per natura, santo per potenza, santo per durata. È una definizione, non un elenco di complimenti. Poi la richiesta, che è al plurale: non «abbi pietà di me» ma «di noi». Chi la dice non prega da solo nemmeno quando è solo. In italiano sono dodici parole. È probabilmente la preghiera più densa della tradizione cristiana in rapporto alla lunghezza.
Da dove viene
Inno del V secolo, presente in tutte le liturgie orientali e nella liturgia romana del Venerdì santo.
Inno del V secolo, di Costantinopoli. La tradizione lega la sua origine a un terremoto in città al tempo del patriarca Proclo, verso il 438: è un racconto tradizionale, non una notizia documentata. Il testo compare comunque negli atti del concilio di Calcedonia, nel 451. In Oriente si canta in ogni Divina Liturgia. In Occidente sopravvive negli Improperia del Venerdì santo, cantati alternando greco e latino: è uno dei pochissimi momenti in cui nel rito romano si sente ancora il greco. Sul Trisagio si è combattuta una controversia vera. Alla fine del V secolo Pietro il Fullone, patriarca di Antiochia, vi aggiunse «che per noi fosti crocifisso»: se l'inno è rivolto alla Trinità, quell'aggiunta attribuisce la croce a tutta la Trinità, e divenne una bandiera monofisita.
Le versioni che circolano
Il greco Hágios ho Theós, Hágios ischyrós, Hágios athánatos, eléison hemâs, e il latino Sanctus Deus, Sanctus fortis, Sanctus immortalis, miserere nobis. Le tradizioni siriache usano ancora la forma con «che per noi fosti crocifisso», e non per errore: leggono l'inno come rivolto a Cristo e non alla Trinità, e in quella lettura l'aggiunta non pone problemi. Le due forme riflettono due interpretazioni, non una versione buona e una sbagliata.
Momenti in cui si prega
Quando si dice questa
È fra le preghiere che consigliamo in queste situazioni, dove trovi anche gli altri testi che valgono nello stesso momento.
Domande
- È il «Santo, Santo, Santo» della messa?
- No, ed è la confusione più comune. Quello della messa è il Sanctus, che viene da Isaia 6 e continua con «Dio dell'universo, i cieli e la terra sono pieni della tua gloria». Il Trisagio è un altro testo, con altre parole e altra storia: le accomuna solo il tre.
- A chi è rivolto?
- Dipende dalla tradizione, e la differenza non è accademica. Il rito bizantino lo intende rivolto alla Trinità; le tradizioni siriache a Cristo, e per questo aggiungono «che per noi fosti crocifisso». La controversia su questo punto è del V secolo e non si è mai chiusa del tutto.
- Perché nella liturgia romana si canta in greco?
- Perché è arrivato dall'Oriente e il rito romano l'ha conservato nella sua lingua, alternandola al latino negli Improperia del Venerdì santo. È una traccia sopravvissuta di quando la liturgia di Roma il greco lo usava.
Da leggere accanto
- Padre nostroLa preghiera insegnata da Gesù nei Vangeli. Nella forma liturgica italiana in uso dal 2020.
- Ave MariaComposta dal saluto dell'angelo e da quello di Elisabetta nel Vangelo di Luca, con l'invocazione finale fissata nel XVI secolo.
- Salve ReginaAntifona mariana dell'XI secolo, tradizionalmente cantata a compieta.
- Angelo di DioInvocazione all'angelo custode, diffusa in Italia dal XV secolo.
Se questa preghiera dice quello che volevi dire, l'archivio ti basta — ed è gratuito. Se invece la tua situazione ha un nome e una data che nessuna formula può contenere, possiamo scriverne una nelle forme della tua tradizione.