Salve Regina
✝️ Cristianesimo — Cattolico
Scheda a cura di Salvatore Campagnese. I testi della tradizione sono trascritti da fonti indicate: come le verifichiamo.
Salve, Regina, Madre di misericordia, vita, dolcezza e speranza nostra, salve. A te ricorriamo, esuli figli di Eva; a te sospiriamo, gementi e piangenti in questa valle di lacrime. Orsù dunque, avvocata nostra, rivolgi a noi gli occhi tuoi misericordiosi. E mostraci, dopo questo esilio, Gesù, il frutto benedetto del tuo seno. O clemente, o pia, o dolce Vergine Maria.
Quando si dice
Chiude la giornata monastica da quasi mille anni: si canta al termine di compieta, l'ultima ora prima del silenzio della notte. È una preghiera che non nasconde la fatica di vivere — «gementi e piangenti» — e per questo regge anche le sere in cui non si riesce a fingere che vada tutto bene.
Com'è fatta
Tre movimenti, e il secondo è quello che la rende diversa da ogni altra antifona mariana. Il primo saluta, accumulando titoli: Regina, Madre di misericordia, vita, dolcezza, speranza. Cinque parole per la stessa persona, tutte in due righe. Il secondo descrive chi sta pregando, e non lo fa con clemenza: esuli, figli di Eva, gementi, piangenti, in una valle di lacrime. Nessuna preghiera d'uso comune dice così chiaramente in che stato è chi la dice. Il terzo chiede, e chiede molto poco: due verbi, rivolgi e mostraci. Non guarigione, non soccorso, non giustizia — soltanto uno sguardo e una direzione. Poi finisce su tre aggettivi senza verbo: o clemente, o pia, o dolce Vergine Maria. La frase resta sospesa di proposito.
Da dove viene
Antifona mariana dell'XI secolo, tradizionalmente cantata a compieta.
Antifona dell'XI secolo. È tradizionalmente attribuita a Ermanno di Reichenau, monaco benedettino morto nel 1054 e noto come Contractus per la grave disabilità che lo accompagnò dalla nascita; altre fonti la assegnano ad Adhémar di Le Puy. Nessuna delle due attribuzioni è dimostrata, e vale la pena dirlo perché la prima è così adatta al testo che è stata ripetuta per secoli senza verifiche. È una delle quattro antifone mariane del rito romano, quella del tempo che va dalla solennità della Trinità all'Avvento. Si canta a compieta, l'ultima ora dell'ufficio, quella dopo la quale nei monasteri si fa silenzio fino al mattino. Le tre invocazioni finali sono tradizionalmente attribuite a Bernardo di Chiaravalle, che le avrebbe aggiunte a Speyer. È una leggenda affezionata e non documentata.
Le versioni che circolano
Il canto latino ha due melodie di uso comune, il tono solenne e quello semplice, e la differenza fra le due è la ragione per cui la stessa antifona può durare quattro minuti o uno. In italiano la seconda riga oscilla fra «vita, dolcezza e speranza nostra» e «nostra vita, dolcezza e speranza»: è una questione di metrica per il canto, non di significato. Nella tradizione domenicana si canta alla morte di un frate, mentre il corpo viene portato in chiesa. È l'uso che spiega meglio perché il testo non nasconda la fatica di vivere.
Momenti in cui si prega
Quando si dice questa
È fra le preghiere che consigliamo in queste situazioni, dove trovi anche gli altri testi che valgono nello stesso momento.
Domande
- Perché «valle di lacrime»?
- Perché è una preghiera della sera scritta da chi sapeva che non tutte le sere si chiudono bene. L'immagine viene dal Salmo 84 e descrive una condizione, non uno stato d'animo passeggero: si prega da esuli, cioè da gente che non è dove vorrebbe essere. È anche il motivo per cui questa antifona regge le sere in cui non si riesce a fingere.
- Quando si dice?
- Alla fine della giornata, e alla fine del rosario. Nella Liturgia delle Ore chiude compieta da giugno all'Avvento. Fuori dai monasteri non ha stagione: è la preghiera che si dice quando si spegne la luce.
- L'ha scritta davvero un monaco paralizzato?
- Ermanno di Reichenau esisteva, era gravemente disabile e fu un musicista, astronomo e poeta notevole. Che questa antifona sia sua è però un'attribuzione tradizionale che nessun documento conferma. La storia è troppo bella per essere data per certa.
Da leggere accanto
- Padre nostroLa preghiera insegnata da Gesù nei Vangeli. Nella forma liturgica italiana in uso dal 2020.
- Ave MariaComposta dal saluto dell'angelo e da quello di Elisabetta nel Vangelo di Luca, con l'invocazione finale fissata nel XVI secolo.
- Angelo di DioInvocazione all'angelo custode, diffusa in Italia dal XV secolo.
- L'eterno riposoAntifona della liturgia dei defunti, di uso antichissimo nel rito romano.
Se questa preghiera dice quello che volevi dire, l'archivio ti basta — ed è gratuito. Se invece la tua situazione ha un nome e una data che nessuna formula può contenere, possiamo scriverne una nelle forme della tua tradizione.