L'eterno riposo
Requiem aeternam
✝️ Cristianesimo — Cattolico
Scheda a cura di Salvatore Campagnese. I testi della tradizione sono trascritti da fonti indicate: come le verifichiamo.
L'eterno riposo dona loro, o Signore, e splenda ad essi la luce perpetua. Riposino in pace. Amen.
Quando si dice
È la formula del suffragio: si dice davanti a una tomba, al passaggio di un funerale, negli anniversari, e ogni volta che il pensiero torna a qualcuno che non c'è più. Si può dire al singolare — «dona a lui», «dona a lei» — quando si prega per una persona precisa.
Com'è fatta
Chiede due cose, e soltanto due: il riposo e la luce. Nessuna delle due riguarda il giudizio, il merito o la destinazione — sono le due immagini più elementari che si possano associare a chi ha finito. La terza riga cambia interlocutore, e vale notarlo: «riposino in pace» non è più rivolto a Dio, è detto sui morti. La preghiera comincia parlando a qualcuno e finisce parlando di qualcuno, che è esattamente il movimento di chi resta.
Da dove viene
Antifona della liturgia dei defunti, di uso antichissimo nel rito romano.
È l'introito della messa per i defunti, e le ha dato il nome: Requiem aeternam dona eis, Domine sono le prime parole, e da lì «messa da requiem». Ogni Requiem musicale mai scritto — Mozart, Verdi, Fauré — comincia da questa riga. Le parole vengono da un libro che nel canone non c'è: il quarto libro di Esdra (2, 34-35), assente dalla Bibbia ebraica e da quella cattolica, ma presente in appendice alla Vulgata. È uno dei pochissimi testi del rito romano di provenienza simile, e spiega perché non si trovi cercandolo in una Bibbia normale.
Le versioni che circolano
Singolare e plurale. La forma liturgica è al plurale — «dona loro» — perché la messa prega per tutti i defunti; chi prega per una persona sola dice «dona a lui» o «dona a lei», e non sta modificando la preghiera, sta usandola come è pensata. Si dice anche a due voci, come versetto e risposta: uno dice «L'eterno riposo dona loro, o Signore», l'altro «E splenda ad essi la luce perpetua». È la forma che si sente ai funerali e ai cimiteri. La riforma liturgica del 1970 ha cambiato molto intorno a questo testo — i colori, le letture, il tono complessivo delle esequie — ma l'antifona è rimasta come stava.
Momenti in cui si prega
Quando si dice questa
È fra le preghiere che consigliamo in queste situazioni, dove trovi anche gli altri testi che valgono nello stesso momento.
Domande
- Si può dire per una persona sola?
- Sì: si volge al singolare, «dona a lui» o «dona a lei». È la forma che si usa davanti a una tomba e negli anniversari, e resta la stessa preghiera.
- Si può dire per chi non credeva, o per chi si è ucciso?
- Sì. La Chiesa cattolica non pone limiti al pregare per un defunto, chiunque sia stato e come che sia morto, e le antiche restrizioni sui funerali per i suicidi non sono più in vigore da decenni. Questa preghiera in particolare non chiede nulla che dipenda dalla fede del morto: chiede riposo e luce.
- Serve a qualcosa?
- Non cambia niente per chi è morto — nessuna preghiera dei defunti ha mai promesso questo, e chi lo garantisce sta ingannando qualcuno. Dà un luogo a chi resta, e in un lutto lungo le ore in cui non c'è nulla da fare sono la maggior parte. Tutte le tradizioni hanno una formula per quelle ore, e questa è la nostra.
Da leggere accanto
- Ave MariaComposta dal saluto dell'angelo e da quello di Elisabetta nel Vangelo di Luca, con l'invocazione finale fissata nel XVI secolo.
- Salve ReginaAntifona mariana dell'XI secolo, tradizionalmente cantata a compieta.
- TrisagioInno del V secolo, presente in tutte le liturgie orientali e nella liturgia romana del Venerdì santo.
- Padre nostroLa preghiera insegnata da Gesù nei Vangeli. Nella forma liturgica italiana in uso dal 2020.
Se questa preghiera dice quello che volevi dire, l'archivio ti basta — ed è gratuito. Se invece la tua situazione ha un nome e una data che nessuna formula può contenere, possiamo scriverne una nelle forme della tua tradizione.