Atto di dolore

✝️ Cristianesimo — Cattolico

Scheda a cura di Salvatore Campagnese. I testi della tradizione sono trascritti da fonti indicate: come le verifichiamo.

Mio Dio, mi pento e mi dolgo con tutto il cuore dei miei peccati, perché peccando ho meritato i tuoi castighi, e molto più perché ho offeso te, infinitamente buono e degno di essere amato sopra ogni cosa. Propongo con il tuo santo aiuto di non offenderti mai più e di fuggire le occasioni prossime di peccato. Signore, misericordia, perdonami.

Quando si dice

Si recita nella confessione, ma la tradizione la prevede anche da soli, la sera, come esame della giornata. Non richiede un sacerdote per essere detta: richiede di essersi fermati abbastanza a lungo da sapere di che cosa ci si sta pentendo.

Com'è fatta

Tre movimenti, e l'ordine non è libero: la formula è costruita per soddisfare una condizione precisa, e ogni versione italiana in circolazione la rispetta. Primo, il dolore, con due motivi messi in scala. «Perché peccando ho meritato i tuoi castighi» è il motivo del timore. «E molto più perché ho offeso te» è il motivo dell'amore. Quel «molto più» è la cerniera del testo, e non è retorica: sposta il pentimento dall'attrizione, che nasce dalla paura delle conseguenze, alla contrizione, che nasce dall'aver ferito qualcuno. Secondo, il proposito, che è doppio e va letto per intero: non offendere più, e fuggire le occasioni prossime. La seconda metà è quella che si dimentica, ed è la più concreta — chiede di cambiare le circostanze, non solo le intenzioni. Terzo, la richiesta, in tre parole. Dopo tutto il resto, «Signore, misericordia, perdonami».

Da dove viene

Formula di pentimento della tradizione catechistica italiana, usata nel sacramento della riconciliazione.

È una formula del catechismo italiano, non un testo liturgico antico, e la sua forma dipende da una decisione teologica: il concilio di Trento, nella sessione XIV del 1551, definì la dottrina del sacramento della penitenza e la distinzione fra contrizione perfetta e imperfetta. Da lì in avanti le formule di pentimento in uso in Italia — e ne circolano parecchie, dal Seicento e dal Settecento — sono tutte costruite per contenere entrambi i motivi. È il motivo per cui in ogni versione, per diversa che sia, si trova sempre un «e molto più perché».

Le versioni che circolano

Le versioni italiane sono diverse e tutte legittime. Quella riportata qui è la formula del catechismo insegnata in Italia per gran parte del Novecento, e chiude su «Signore, misericordia, perdonami». Un'altra molto diffusa chiude con le parole del figlio prodigo: «Padre, ho peccato contro di te, non son più degno di esser chiamato tuo figlio» (Luca 15). Il Rito della penitenza del 1974 propone più formule fra cui scegliere: è la ragione per cui in confessione si può sentire un testo diverso da quello imparato a memoria da bambini, senza che nessuno dei due sia sbagliato.

Momenti in cui si prega

Quando si dice questa

È fra le preghiere che consigliamo in queste situazioni, dove trovi anche gli altri testi che valgono nello stesso momento.

Domande

Serve un sacerdote per dirla?
No. Nella confessione si recita davanti al confessore, ma la tradizione la prevede anche da soli, la sera, come esame della giornata. Quello che serve non è un sacerdote: è essersi fermati abbastanza a lungo da sapere di che cosa ci si sta pentendo.
Perché ci sono due motivi di pentimento?
Perché la tradizione distingue fra pentirsi per paura delle conseguenze e pentirsi per aver ferito qualcuno, e considera il secondo più pieno del primo. La formula li mette entrambi, in quest'ordine, con un «molto più» in mezzo: riconosce il primo senza fermarsi lì.
Quale versione è quella giusta?
Tutte quelle in uso. Ne circolano diverse, il Rito della penitenza ne propone più di una, e la differenza è di formulazione, non di sostanza: dolore, proposito, richiesta di perdono. Se ne conosci una a memoria, quella è la tua.

Da leggere accanto

Se questa preghiera dice quello che volevi dire, l'archivio ti basta — ed è gratuito. Se invece la tua situazione ha un nome e una data che nessuna formula può contenere, possiamo scriverne una nelle forme della tua tradizione.