Preghiera semplice

Signore, fa' di me uno strumento della tua pace

✝️ Cristianesimo — Cattolico

Scheda a cura di Salvatore Campagnese. I testi della tradizione sono trascritti da fonti indicate: come le verifichiamo.

O Signore, fa' di me uno strumento della tua pace: dove è odio, fa' ch'io porti l'amore, dove è offesa, ch'io porti il perdono, dove è discordia, ch'io porti l'unione, dove è dubbio, ch'io porti la fede, dove è errore, ch'io porti la verità, dove è disperazione, ch'io porti la speranza, dove è tristezza, ch'io porti la gioia, dove sono le tenebre, ch'io porti la luce. O Maestro, fa' che io non cerchi tanto: essere consolato, quanto consolare; essere compreso, quanto comprendere; essere amato, quanto amare. Poiché è dando, che si riceve; perdonando, che si è perdonati; morendo, che si risuscita a vita eterna.

Quando si dice

È la preghiera della riconciliazione, e funziona meglio quando si è dalla parte del torto subito: non chiede che l'altro cambi, chiede di cambiare noi. Preghiera scomoda, per questo. Diciamo apertamente che non è di san Francesco perché il testo non ha bisogno della firma per reggere.

Com'è fatta

Tre movimenti, ciascuno con una grammatica diversa, e la progressione è tutto il senso del testo. Il primo è un elenco di nove opposizioni — dove è odio, l'amore; dove è offesa, il perdono — e in ognuna chi prega chiede di essere quello che porta, non quello che riceve. Il secondo rovescia tre desideri: non essere consolato quanto consolare, non essere compreso quanto comprendere, non essere amato quanto amare. È il punto in cui la preghiera diventa scomoda, perché quelle tre cose le vuole chiunque. Il terzo non chiede più niente: enuncia tre paradossi come fatti. Dando si riceve, perdonando si è perdonati, morendo si risuscita. Vale la pena notare che in tutto il testo chi prega non chiede una sola cosa per sé — ed è raro, ed è la ragione per cui questa preghiera è difficile da dire davvero.

Da dove viene

Comparsa in Francia nel 1912 su una rivista devozionale, anonima. L'attribuzione a san Francesco d'Assisi è successiva e storicamente infondata, anche se ormai inseparabile dal testo.

Non è di san Francesco d'Assisi, e la storia vera si conosce abbastanza bene. Il testo compare in francese nel dicembre 1912 sul bollettino «La Clochette», pubblicato a Parigi da un'associazione devozionale, e compare senza firma: l'autore è probabilmente il sacerdote che dirigeva la rivista, Esther Bouquerel, ma nemmeno questo è certo. Nel 1916 «L'Osservatore Romano» ne pubblica una versione italiana. L'attribuzione francescana nasce intorno al 1918, quando il testo viene stampato sul retro di un'immaginetta con il volto del santo: da lì fa il giro del mondo come «preghiera di san Francesco», e in inglese diventa popolarissima durante la seconda guerra mondiale. Di francescano non ha nulla: nessun manoscritto, nessuna fonte medievale, nessuna traccia in sette secoli di letteratura sull'ordine. È una preghiera del Novecento, e le somiglianze con lo spirito di Francesco spiegano perché l'attribuzione abbia attecchito, non da dove venga il testo.

Le versioni che circolano

Il numero delle opposizioni varia: alcune versioni italiane ne hanno sette, altre nove come questa. Nessuna è la versione originale, perché anche il francese del 1912 è stato tradotto e ritoccato molte volte. L'ultima riga si trova come «morendo, che si risuscita a vita eterna» e come «che si nasce alla vita eterna». Va detto che la si trova attribuita a Francesco quasi ovunque, comprese pubblicazioni cattoliche ufficiali e siti di santuari. Trovarla col suo nome non è quindi una conferma di niente: è solo la misura di quanto l'attribuzione si sia diffusa.

Momenti in cui si prega

Quando si dice questa

È fra le preghiere che consigliamo in queste situazioni, dove trovi anche gli altri testi che valgono nello stesso momento.

Domande

È di san Francesco?
No. È apparsa anonima in Francia nel 1912, quasi settecento anni dopo la morte di Francesco, e non esiste alcuna fonte medievale che la contenga. L'attribuzione comincia intorno al 1918 con un'immaginetta devozionale che portava il testo da un lato e il volto del santo dall'altro.
Allora perché la chiamano tutti così?
Perché l'immaginetta funzionò, e perché il testo somiglia davvero a quello che di Francesco si racconta. Un'attribuzione sbagliata ripetuta per un secolo diventa indistinguibile da un'informazione, ed è quello che è successo qui — anche su pubblicazioni serie.
Si può pregare comunque?
Sì, e non cambia una virgola. Il testo non ha bisogno della firma per reggere: dice quello che dice indipendentemente da chi l'ha scritto. Dirlo sapendo che è del Novecento è solo un modo di non raccontarsi una storia falsa mentre si prega.

Da leggere accanto

Se questa preghiera dice quello che volevi dire, l'archivio ti basta — ed è gratuito. Se invece la tua situazione ha un nome e una data che nessuna formula può contenere, possiamo scriverne una nelle forme della tua tradizione.