L'orazione cattolica ha una forma riconoscibile da secoli: a chi ci si rivolge, per mezzo di chi, come si chiude. Qui c'è quella forma spiegata, e le preghiere che la tradizione ha già scritto.
L'orazione cattolica ha una forma antica e riconoscibile: ci si rivolge a Dio Padre per mezzo di Cristo, si ricorda un attributo divino, si formula la domanda, si chiude nello Spirito Santo. È la struttura delle collette del Messale, e la usiamo. Quando l'intenzione lo chiede, la preghiera passa per un intercessore — la Vergine Maria, o il santo che la devozione popolare ha legato a quella necessità: sant'Antonio per ciò che si è perduto, santa Rita per le cause impossibili, san Giuseppe per il lavoro e per la buona morte. La chiusura è quella che conosci: «Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen».
Le tradizioni
Da una all'altra cambiano il lessico, le immagini e le formule.
Rito romano
Rito ambrosiano
Devozione mariana
Spiritualità francescana
La lingua
In italiano di default, nel registro liturgico che si sente in parrocchia. Disponibile anche in latino d'uso corrente attraverso le formule tradizionali, e in polacco, portoghese, spagnolo e filippino — le lingue delle comunità cattoliche più numerose fuori dall'Italia.
Padre nostro, che sei nei cieli,
sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno,
sia fatta la tua volontà,
come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano,
e rimetti a noi i nostri debiti
come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori,
e non abbandonarci alla tentazione,
ma liberaci dal male.
Amen.
La forma che la tradizione consiglia è sempre la stessa: un tempo breve, fisso, quotidiano. Cinque minuti ogni giorno alla stessa ora reggono per anni; mezz'ora quando capita si abbandona in due settimane, e questo è il consiglio più ripetuto dai maestri di spiritualità cattolica di ogni epoca.
Uno schema che funziona: il segno della croce, una formula che sai a memoria, la cosa tua detta con parole tue, e una chiusura — il Gloria al Padre basta. Il segno della croce all'inizio e alla fine non è decorativo: serve a segnare dove la preghiera comincia e dove finisce, che è quello che permette di non trascinarla per tutto il giorno o di non farla mai.
Il rosario è ripetizione contata, e la ripetizione serve a fare un ritmo dentro cui la mente si posa su altro: non a informare Dio, che è l'obiezione che si fa sempre e che sbaglia il bersaglio.
Una cosa da non fare
Non usare il numero come misura. È la deformazione più diffusa nel cattolicesimo popolare italiano: tre rosari valgono più di uno, la novena va completata senza saltare un giorno, la preghiera detta un certo numero di volte ottiene. La Chiesa non ha mai insegnato questo, e chi ci si appoggia finisce per pregare con il contatore, cioè per smettere di pregare mentre continua a recitare.
E non far diventare la preghiera privata un modo di fare a meno del resto. La tradizione cattolica è sacramentale e comunitaria — la messa, la confessione, delle persone in carne e ossa — e nessuna delle preghiere di questo archivio sostituisce quelle cose, né vuole farlo. Questo sito fornisce delle parole: è una parte piccola, e sa di esserlo.
Domande
È una preghiera approvata dalla Chiesa?
No, e non lo pretende. È una preghiera privata, come quella che scriveresti tu con parole tue se ne avessi il tempo e il registro. Non sostituisce la Messa, i sacramenti né le intenzioni affidate a un sacerdote: quelle si chiedono in parrocchia.
Posso far celebrare una Messa da qui?
No. La Messa la celebra un sacerdote ordinato e va richiesta alla tua parrocchia o a un santuario. Qui ricevi un testo di preghiera personale, scritto e recitato.
Posso scegliere il rito?
Sì: romano, ambrosiano, devozione mariana o spiritualità francescana. Il rito cambia il lessico e le immagini — l'ambrosiano ha un suo respiro, il francescano parla di creature e di povertà.