Preghiera di Gesù

Preghiera del cuore · Preghiera esicasta

☦️ Cristianesimo — Ortodosso

Scheda a cura di Salvatore Campagnese. I testi della tradizione sono trascritti da fonti indicate: come le verifichiamo.

Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio, abbi pietà di me peccatore.

Quando si dice

Una riga sola, ripetuta. La tradizione esicasta la lega al respiro: la prima metà inspirando, la seconda espirando, per centinaia di volte, finché non si dice da sé senza sforzo. È la preghiera che regge quando la mente non regge più niente altro — l'insonnia, il panico, la sala d'attesa. Non richiede concentrazione: richiede solo di ricominciare.

Com'è fatta

Due righe, e sono due grida evangeliche saldate insieme. La prima metà è un nome per esteso — Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio — cioè una confessione di chi è colui a cui si parla. La seconda è la richiesta più breve possibile. Entrambe vengono da Luca, e da due scene diverse: «abbi pietà di me peccatore» è il pubblicano che sta in fondo al tempio e non alza gli occhi (Luca 18, 13); il cieco di Gerico grida quasi la stessa cosa poche righe dopo (Luca 18, 38). La preghiera prende l'identificazione e la domanda e non mette niente in mezzo, e niente dopo. Non c'è una sola parola di spiegazione, di motivo o di condizione. È costruita per essere ripetuta, e tutto quello che non serve alla ripetizione è stato tolto.

Da dove viene

Formula dei padri del deserto, cuore della tradizione esicasta e della spiritualità ortodossa.

Nasce dalla preghiera monológistos dei padri del deserto egiziano, fra IV e V secolo: l'insegnamento di pregare con una sola frase brevissima, ripetuta finché non si dice da sé. Prende la forma stabile nel monachesimo bizantino e diventa il centro dell'esicasmo, la tradizione legata al Monte Athos e difesa sul piano teologico da Gregorio Palamas nel XIV secolo. In Occidente si è conosciuta tardi, e attraverso due libri: la Filocalia, raccolta di testi dei padri pubblicata nel 1782 da Nicodemo l'Agiorita e Macario di Corinto, e i «Racconti di un pellegrino russo», anonimo dell'Ottocento. Il secondo è la ragione per cui la maggior parte degli italiani ha sentito parlare di questa preghiera.

Le versioni che circolano

La lunghezza cambia con la tradizione e con il momento. La forma piena è quella riportata qui; se ne usano di più corte che cadono il «peccatore», oppure si riducono a «Signore, abbi pietà», o al solo nome: Gesù. Il greco è Kýrie Iesoû Christé, Yié toû Theoû, eléisón me tòn hamartolón. Si dice anche al plurale, «abbi pietà di noi», quando si prega per qualcun altro. Per contare si usa il komboskini, la cordicella con i nodi. Serve a tenere il ritmo e a liberare la mente dal conto, non a registrare un punteggio.

Momenti in cui si prega

Quando si dice questa

È fra le preghiere che consigliamo in queste situazioni, dove trovi anche gli altri testi che valgono nello stesso momento.

Domande

Quante volte va detta?
Non c'è un numero. La tradizione la lega al respiro — la prima metà inspirando, la seconda espirando — e prevede che si continui finché non si dice da sé. In pratica si ricomincia ogni volta che ci si accorge di aver smesso, e quello è tutto il metodo.
Serve una guida spirituale?
Per la ripetizione semplice, no: è insegnata a chiunque. La tradizione esicasta avverte però contro le tecniche più avanzate di respiro e di attenzione praticate da soli, e quell'avvertimento viene da dentro la tradizione stessa, non da fuori. Ripetere una riga restando in ascolto del proprio respiro non richiede nessun permesso.
Perché «peccatore»?
Perché la frase è quella del pubblicano del Vangelo, che non aveva altro da dire. Non è un'autoaccusa da coltivare: è il riconoscimento di non essere in credito di niente, che è la posizione da cui questa preghiera parte. Chi la trova insostenibile può dire la forma breve, che la tradizione ammette.

Da leggere accanto

Se questa preghiera dice quello che volevi dire, l'archivio ti basta — ed è gratuito. Se invece la tua situazione ha un nome e una data che nessuna formula può contenere, possiamo scriverne una nelle forme della tua tradizione.